Taglio del nastro della
nuova struttura d'avanguardia dedicata al padre Pietro, nel centenario della
nascita. Fiume di autorità locali e nazionali. Il ministro della Salute Renato
Balduzzi: "Quella volta che Parma salvò la mia terra..."
Torna
bambino anche Luca Barilla. Si commuove quando parla dell'Ospedale dei bambini,
inaugurato oggi ufficialmente alla presenza del ministro della Sanità Renato
Balduzzi e del presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Ricorda il
padre Pietro, fondatore dell'impresa, a cui è dedicato il nuovo polo pediatrico
nel centenario della nascita: "Anche da quando non c'è più, è sempre al
nostro fianco - la voce si spezza - ci tiene la mano mentre prendiamo le
decisioni, ci ha insegnato cos'è il merito e la solidareità. Sono orgoglioso
che sia stato intitolato a lui, credo che se lo meriti".
È tutto a misura dei più piccoli. Si può disegnare sulle
pareti e appenderci le lettere magnetiche. Dalle finestre, enormi, entra la
luce. Non sarà la cameretta di casa, ma è uno spazio proprio, personale. È a
portata dei piccoli pazienti il nuovo Ospedale dei bambini del Maggiore. L'innovativa
struttura sanitaria 0-18 anni dell'Azienda ospedaliero universitaria di Parma
che inaugura ufficialmente venerdì 25 gennaio. Ma prima, mercoledì, la visita
guidata agli spazi del rinnovato padiglione pediatrico del Maggiore.
"La storia del bambino non dev'essere solo la sua malattia", introduce Giancarlo Izzi in uno dei due ingressi su via Abbeveratoia (l'altro è per le urgenze). Alle sue spalle è installato un enorme plastico che riproduce la campagna attorno a Berlino. Regalo di Luca Barilla. Trenini che saettano, strade e auto in miniatura. Centinaia di ominini che vivono per finta. È uno spettacolo. "Questo è un ospedale diverso da tutti gli altri - prosegue il primario - perché ogni accorgimento, ogni dettaglio è concepito per chi qui si ritrova a viverci". Ed è così: le finestre toccano terra, così dal lettino si può vedere cosa succede fuori, e ci si più affacciare senza essere presi in braccio. Le porte del bagno si aprono in entrambi i sensi: basta spingere e ruotano. Le luci non sono al neon, ma regolabili con effetto sole/luna. I televisori hanno sei canali di cartoni animati. Ogni spazio ha un colore diverso. Blu, giallo, verde. Tenui. Per riconoscere il proprio.
"Questo è un ospedale diverso da tutti gli altri - descrive sempre Izzi - per farlo non ci siamo ispirati a nessun modello estero particolare. Ogni cultura vive la malattia in modo diverso, il nostro impegno è di dare futuro alla pediatria del domani". Che parte da Parma. Riprenderci un po' di eccellenza, persa negli scandali politici e nei fatti di cronaca. A farlo ci pensa una struttura dal bel design vetrato. Quattordicimila metri quadrati su quattro piani. Operativa dalla seconda metà di febbraio, quando inizieranno i trasferimenti dei pazienti dagli altri dipartimenti del Maggiore. Prima quelli di oncoematologia pediatrica, che qui si trova al primo piano. Poi terapia intensiva neonatale, al secondo piano, così come neonatologia. Gli 89 posti letto disponibili, però, non verranno occupati subito. "Ci saranno tre fasi - pianifica il dottor Luca Sircana, direttore sanitario del Maggiore - i piccoli pazienti saranno seguiti da 180 persone: 53 medici, 139 infermieri e 40 tra operatori sanitari". Che si avvarranno delle ultime tecnologie informatiche: tutti i letti sono monitorati dal personale infermieristico con dei computer, mentre i medici hanno a disposizione un tablet per portarsi dietro i casi più critici.
E riprendiamoci un po' di merito anche nel modello economico. L'Ospedale dei bambini è il risultato di una partnership pubblico-privata. La novità? Che le imprese hanno aperto il portafogli per realizzare una struttura che resterà al pubblico. Rara eccezione in Italia. Per coprire i costi complessivi dell'opera - 34 milioni di euro - si è indetto un bando vinto dall'unico partecipante: la Fondazione Ospedale dei bambini, composta da tre importanti realtà parmigiane: Barilla ha versato 8,5 mln di euro (la prima donazione nell'anno nel centenario della nascita del fondatore Pietro Barilla), Fondazione Cariparma ne ha messi 7,5, e la ditta Pizzarotti due. In aggiunta, le risorse pubbliche: 9,9 mln dall'Ospedale e sei da Stato e Regione. Una collaborazione in tempi di crisi. Il modello della pediatria del domani parte da Parma. Stavolta, da imitare.
"La storia del bambino non dev'essere solo la sua malattia", introduce Giancarlo Izzi in uno dei due ingressi su via Abbeveratoia (l'altro è per le urgenze). Alle sue spalle è installato un enorme plastico che riproduce la campagna attorno a Berlino. Regalo di Luca Barilla. Trenini che saettano, strade e auto in miniatura. Centinaia di ominini che vivono per finta. È uno spettacolo. "Questo è un ospedale diverso da tutti gli altri - prosegue il primario - perché ogni accorgimento, ogni dettaglio è concepito per chi qui si ritrova a viverci". Ed è così: le finestre toccano terra, così dal lettino si può vedere cosa succede fuori, e ci si più affacciare senza essere presi in braccio. Le porte del bagno si aprono in entrambi i sensi: basta spingere e ruotano. Le luci non sono al neon, ma regolabili con effetto sole/luna. I televisori hanno sei canali di cartoni animati. Ogni spazio ha un colore diverso. Blu, giallo, verde. Tenui. Per riconoscere il proprio.
"Questo è un ospedale diverso da tutti gli altri - descrive sempre Izzi - per farlo non ci siamo ispirati a nessun modello estero particolare. Ogni cultura vive la malattia in modo diverso, il nostro impegno è di dare futuro alla pediatria del domani". Che parte da Parma. Riprenderci un po' di eccellenza, persa negli scandali politici e nei fatti di cronaca. A farlo ci pensa una struttura dal bel design vetrato. Quattordicimila metri quadrati su quattro piani. Operativa dalla seconda metà di febbraio, quando inizieranno i trasferimenti dei pazienti dagli altri dipartimenti del Maggiore. Prima quelli di oncoematologia pediatrica, che qui si trova al primo piano. Poi terapia intensiva neonatale, al secondo piano, così come neonatologia. Gli 89 posti letto disponibili, però, non verranno occupati subito. "Ci saranno tre fasi - pianifica il dottor Luca Sircana, direttore sanitario del Maggiore - i piccoli pazienti saranno seguiti da 180 persone: 53 medici, 139 infermieri e 40 tra operatori sanitari". Che si avvarranno delle ultime tecnologie informatiche: tutti i letti sono monitorati dal personale infermieristico con dei computer, mentre i medici hanno a disposizione un tablet per portarsi dietro i casi più critici.
E riprendiamoci un po' di merito anche nel modello economico. L'Ospedale dei bambini è il risultato di una partnership pubblico-privata. La novità? Che le imprese hanno aperto il portafogli per realizzare una struttura che resterà al pubblico. Rara eccezione in Italia. Per coprire i costi complessivi dell'opera - 34 milioni di euro - si è indetto un bando vinto dall'unico partecipante: la Fondazione Ospedale dei bambini, composta da tre importanti realtà parmigiane: Barilla ha versato 8,5 mln di euro (la prima donazione nell'anno nel centenario della nascita del fondatore Pietro Barilla), Fondazione Cariparma ne ha messi 7,5, e la ditta Pizzarotti due. In aggiunta, le risorse pubbliche: 9,9 mln dall'Ospedale e sei da Stato e Regione. Una collaborazione in tempi di crisi. Il modello della pediatria del domani parte da Parma. Stavolta, da imitare.